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Napoli e i napoletani

Visite: 2258 Creato Sabato, 14 Maggio 2011 13:01 Comment count:

Ventun anni di sofferenze tra tribunali e retrocessioni, molti ritorni e altrettanti rovesci, ma finalmente il Napoli torna a un quasi dimenticato splendore. Una stagione strepitosa conclusa con un terzo posto conquistato con una giornata di anticipo e contro ogni pronostico di inizio stagione.

E forse, magari con un pizzico di fortuna, questo campionato così lungo per una squadra con così scarsi ricambi, poteva persino finire meglio.

 

È stato esorcizzato il paventato aggancio dell’Udinese (improbabile, ma forse proprio per questo scaramanticamente più temuto) che avrebbe penalizzato gli azzurri per via dei risultati negli scontri diretti, relegandoli al quarto posto. In questo modo, in forza del podio in campionato non più attaccabile, il Napoli accederà direttamente alla fase a gironi del più ambito trofeo continentale, evitando lo spauracchio dello spareggio preliminare con un’altra pretendente europea. 

Nessun ballottaggio a Napoli, quindi, almeno per quanto riguarda la Champions League.

Aria di festa al San Paolo, complice un’Inter che non aveva tanta voglia né interesse a fare da guastafeste, con un pareggio scontato quasi quanto una sceneggiatura da cinepanettone. Lo scenario ideale per un marpione come De Laurentiis da ieri più importante di un sindaco: un console eletto per acclamazione popolare che prima si mette in disparte per far sfilare in passerella suoi attori e poi va all’incasso di gloria, microfono alla mano, prendendosi tutta la scena finale. All’incasso non solo metaforicamente parlando, perché la qualificazione diretta in Champions garantisce un introito di almeno 20 milioni di euro. E poco importa se con Mazzarri i rapporti non sono più tanto sereni. Si è mai visto un produttore andare d’accordo col suo regista?

Quello che conta per tutti è che il Napoli dopo ventun anni ritorna a viaggiare in Europa con la prima classe. L’ultima volta il sogno si era infranto su un palo di Zola nei freddi supplementari di Mosca. C’era ancora Gorbaciov, c’era ancora Craxi. C’era Diego, di cui basta e basterà sempre solo il nome, e si chiamava Coppa dei Campioni. Roba da nostalgici.

La grande festa del Napoli e dei napoletani. Un nome e un aggettivo che indicano squadra e tifosi, non città e cittadini come potrebbe sembrare a prima svista. 

In un 16 maggio in cui un sindaco, quale che sia il colore, sarà eletto davvero, un console acclamato gli toglie la scena. Il Napoli (la squadra) sottrae attenzione a Napoli (la città) e fa venir voglia a tutti di dar ragione a Federico Salvatore quando ci racconta che “per certi culi grossi il traguardo è una  poltrona, e per noi poveri fessi basta solo un Maradona”.

E forse, magari con un pizzico di fortuna, questo campionato così lungo per una squadra con così scarsi ricambi, poteva persino finire meglio.

 

È stato esorcizzato il paventato aggancio dell’Udinese (improbabile, ma forse proprio per questo scaramanticamente più temuto) che avrebbe penalizzato gli azzurri per via dei risultati negli scontri diretti, relegandoli al quarto posto. In questo modo, in forza del podio in campionato non più attaccabile, il Napoli accederà direttamente alla fase a gironi del più ambito trofeo continentale, evitando lo spauracchio dello spareggio preliminare con un’altra pretendente europea. 

Nessun ballottaggio a Napoli, quindi, almeno per quanto riguarda la Champions League.

Aria di festa al San Paolo, complice un’Inter che non aveva tanta voglia né interesse a fare da guastafeste, con un pareggio scontato quasi quanto una sceneggiatura da cinepanettone. Lo scenario ideale per un marpione come De Laurentiis da ieri più importante di un sindaco: un console eletto per acclamazione popolare che prima si mette in disparte per far sfilare in passerella suoi attori e poi va all’incasso di gloria, microfono alla mano, prendendosi tutta la scena finale. All’incasso non solo metaforicamente parlando, perché la qualificazione diretta in Champions garantisce un introito di almeno 20 milioni di euro. E poco importa se con Mazzarri i rapporti non sono più tanto sereni. Si è mai visto un produttore andare d’accordo col suo regista?

Quello che conta per tutti è che il Napoli dopo ventun anni ritorna a viaggiare in Europa con la prima classe. L’ultima volta il sogno si era infranto su un palo di Zola nei freddi supplementari di Mosca. C’era ancora Gorbaciov, c’era ancora Craxi. C’era Diego, di cui basta e basterà sempre solo il nome, e si chiamava Coppa dei Campioni. Roba da nostalgici.

La grande festa del Napoli e dei napoletani. Un nome e un aggettivo che indicano squadra e tifosi, non città e cittadini come potrebbe sembrare a prima svista. 

In un 16 maggio in cui un sindaco, quale che sia il colore, sarà eletto davvero, un console acclamato gli toglie la scena. Il Napoli (la squadra) sottrae attenzione a Napoli (la città) e fa venir voglia a tutti di dar ragione a Federico Salvatore quando ci racconta che “per certi culi grossi il traguardo è una  poltrona, e per noi poveri fessi basta solo un Maradona”.

L'autore

Nicola Cirillo

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