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“Scritti di luce” in Camera Chiara: un esordio spettacolare con Maurizio de Giovanni

Visite: 2297 Creato Domenica, 30 Dicembre 2012 10:06 Comment count:

La mia amica Francesca Massa, fotografa e curatrice della galleria Camera Chiara del centro storico di Salerno, non mi aveva voluto anticipare niente. E dire che avevo insistito. Questi “Scritti di luce” dovevano restare un mistero quasi quanto le storie degli scrittori coinvolti. C’era infatti la letteratura, la fotografia, le immagini in movimento, la musica… com’è facile immaginare, la cosa mi intrigava molto. Ma lei non si sbottonava. Sapevo che Brunella Caputo aveva ideato questo progetto e che erano coinvolti Milva Carrozza, della cui voce sono orgoglioso padrino di battesimo, e Davide Curzio, altro notevole narratore, e che sarebbe stato protagonista della prima puntata Maurizio de Giovanni. Ma nulla di più.

Con queste premesse, nonostante il periodo di impegno frenetico, venerdì scorso non ho potuto proprio fare a meno di andarci. E non ho certo avuto occasione di pentirmene.

Appena arrivo trovo Milva preoccupata. Mi dice che Brunella non potrà fare la sua parte perché è rimasta senza voce e all’ultimo momento lei e Davide si sono divisi il suo copione. Ma non sembra agitata più che tanto. Dice che il battesimo di fuoco che ha avuto con me l’ha abituata alle avversità ma io credo più che la sua innata professionalità, di cui è così deliziosamente ignara, le permette di essere pronta a qualsiasi prova.

Le luci si spengono e la magia ha inizio. Le voci di Milva e Davide ci accompagnano in frammenti di personaggi di de Giovanni con il coraggioso contributo di Brunella che, nonostante l’evidente difficoltà, riesce a non sfigurare. I frequenti applausi che intervallano la performance sembrano voler anche incoraggiare lei e forse ci riescono davvero. Intanto le fotografie dell’autore, sapientemente sincronizzate col testo, vengono via via scoperte ai presenti.

Quando diverse angolazioni di Ricciardi e Lojacono, insieme al video dall’efficace colonna sonora che mostra l’autore tra i grattacieli del centro direzionale di Napoli, hanno emozionato i presenti fino a quello che si credeva il climax, Maurizio si accomoda in poltrona e ci legge alcuni brani di Vipera.

Si vede, si sente, che vuole leggere di quest’ultimo lavoro. Si vede e si sente che ne è orgoglioso. Forse ha anche ragione a dire, quando gli parlo qualche minuto dopo, che la sua performance di lettore non è all’altezza degli altri. Ma sentirlo raccontare “Vipera” è come ascoltare un padre raccontare fiero e commosso dei vagiti del figlio che impara a parlare. Non importa se la dizione non è perfetta come quella di Milva, non importa se il ritmo non è impeccabile come quello di Davide. Conta più quello che si vede, si sente.

E proprio nel parlargli, quando si riaccendono le luci e Francesca Massa ringrazia e saluta tutti, posso verificare un suo curioso tratto distintivo, già notato in altre occasioni. Sono sempre sorpreso di quanto sembra meravigliarsi dell’interesse che gira intorno al suo lavoro. Di conferme ne ha avute: vendite, traduzioni, riconoscimenti. E sono certo bastate alla sua zona razionale. Ma ancora si stupisce quando qualcuno gli fa i complimenti per il successo e la butta sullo scherzo a proposito del recente premio Scerbanenco, ottenuto con “Il metodo del coccodrillo”, toccandosi le terga da buon napoletano, a sottolineare una fortuna con la C maiuscola che invece col suo talento e col suo premio non c’entra affatto. Si diffonde piuttosto in lodi per i protagonisti del progetto e della serata, che per inciso le meritano appieno, minimizzando la sua partecipazione. E trovo singolare tanta modestia in una persona così lontana dall’essere un “modesto” scrittore.

La serata si chiude con Francesca che ci invita a partecipare alle prossime serate di “Scritti di luce” sulle quali, in quella che s’avvia a diventare una tradizione, non ci anticipa nulla. Meglio la sorpresa, sostiene.

E, da com’è andata la prima, ha forse anche ragione.

 

 

 

Foto: Francesca Massa

Con queste premesse, nonostante il periodo di impegno frenetico, venerdì scorso non ho potuto proprio fare a meno di andarci. E non ho certo avuto occasione di pentirmene.

Appena arrivo trovo Milva preoccupata. Mi dice che Brunella non potrà fare la sua parte perché è rimasta senza voce e all’ultimo momento lei e Davide si sono divisi il suo copione. Ma non sembra agitata più che tanto. Dice che il battesimo di fuoco che ha avuto con me l’ha abituata alle avversità ma io credo più che la sua innata professionalità, di cui è così deliziosamente ignara, le permette di essere pronta a qualsiasi prova.

Le luci si spengono e la magia ha inizio. Le voci di Milva e Davide ci accompagnano in frammenti di personaggi di de Giovanni con il coraggioso contributo di Brunella che, nonostante l’evidente difficoltà, riesce a non sfigurare. I frequenti applausi che intervallano la performance sembrano voler anche incoraggiare lei e forse ci riescono davvero. Intanto le fotografie dell’autore, sapientemente sincronizzate col testo, vengono via via scoperte ai presenti.

Quando diverse angolazioni di Ricciardi e Lojacono, insieme al video dall’efficace colonna sonora che mostra l’autore tra i grattacieli del centro direzionale di Napoli, hanno emozionato i presenti fino a quello che si credeva il climax, Maurizio si accomoda in poltrona e ci legge alcuni brani di Vipera.

Si vede, si sente, che vuole leggere di quest’ultimo lavoro. Si vede e si sente che ne è orgoglioso. Forse ha anche ragione a dire, quando gli parlo qualche minuto dopo, che la sua performance di lettore non è all’altezza degli altri. Ma sentirlo raccontare “Vipera” è come ascoltare un padre raccontare fiero e commosso dei vagiti del figlio che impara a parlare. Non importa se la dizione non è perfetta come quella di Milva, non importa se il ritmo non è impeccabile come quello di Davide. Conta più quello che si vede, si sente.

E proprio nel parlargli, quando si riaccendono le luci e Francesca Massa ringrazia e saluta tutti, posso verificare un suo curioso tratto distintivo, già notato in altre occasioni. Sono sempre sorpreso di quanto sembra meravigliarsi dell’interesse che gira intorno al suo lavoro. Di conferme ne ha avute: vendite, traduzioni, riconoscimenti. E sono certo bastate alla sua zona razionale. Ma ancora si stupisce quando qualcuno gli fa i complimenti per il successo e la butta sullo scherzo a proposito del recente premio Scerbanenco, ottenuto con “Il metodo del coccodrillo”, toccandosi le terga da buon napoletano, a sottolineare una fortuna con la C maiuscola che invece col suo talento e col suo premio non c’entra affatto. Si diffonde piuttosto in lodi per i protagonisti del progetto e della serata, che per inciso le meritano appieno, minimizzando la sua partecipazione. E trovo singolare tanta modestia in una persona così lontana dall’essere un “modesto” scrittore.

La serata si chiude con Francesca che ci invita a partecipare alle prossime serate di “Scritti di luce” sulle quali, in quella che s’avvia a diventare una tradizione, non ci anticipa nulla. Meglio la sorpresa, sostiene.

E, da com’è andata la prima, ha forse anche ragione.

 

 

 

Foto: Francesca Massa

L'autore

Nicola Cirillo

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